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Informazioni su Palmi

Informazioni turistiche, storiche e culturali su Palmi

Fu fondata (forse) nel sec. X dagli esuli dell’antica “Taurianum” che chiamarono Palmi per le numerose palme che crescevano nella zona.

La prima citazione della città risale al 1310.

Nel sec. XVI fu distrutta da una scorreria barbaresca ed in seguito ricostruita da Carlo Spinelli, duca di Seminara, con il provvisorio nome di “Carlòpoli”.

Nel 1565 la città fu fortificata con cinta muraria e con due torri di guardia (torre San Francesco e torre Pietre Nere).

Nel 1636 fu affidata al marchese di Arena che la fece notevolmente sviluppare.

Dal 1684 fu posseduta dagli Spinelli.

Nel 1783 fu distrutta dal terremoto e immediatamente ricostruita.

Nel 1816 i Borboni la elevarono a capoluogo del distretto.

Ha dato i natali al compositore e musicista Francesco Cilea (1866-1950), allo scrittore Leonida Rèpaci (1898-1985) e al musicista Nicola Antonio Manfroce (1791-1813).

La Casa della Cultura “Leonida Rèpaci” ospita la Gipsoteca Michele Guerrisi – Il Museo Calabrese di Etnografia e Folclore – Il Museo Francesco Cilea e Antonio Manfroce – La Pinacoteca Leonida e Albertina Rèpaci – L’Antiquarium Comunale Nicola De Rosa sezione archeologica – La Biblioteca Comunale Domenico Topa.

La Cattedrale fu più volte ricostruita e conserva statue in legno del settecento, dipinto del 1774, argenterie barocche.

L’ultima domenica di luglio di svolge la Festa della Madonna dell’Alto Mare, con la statua della Madonna portata in processione di barche sul mare per approdare sulla spiaggia della Tonnara e giungere alla chiesa.

L’ultima domenica d’agosto si svolge la Festa della Madonna della Sacra Lettera, processione con la “varia” (carro alto m. 16 e pesante 200 quintali) rappresentante l’Assunzione della Vergine, mentre l’immagine mariana della Lettera è seguita dal baldacchino dell’Animella (ragazza nella parte della Madonna benedicente).

Il 16 agosto si svolge la Festa patronale di San Rocco, processione con la statua del Santo portata dagli “mbuttari” seguiti dagli “spinati” (penitenti), le donne con una corona di spine e gli uomini a torso nudo si avvolgono di “spalas” (mantello con rami pungenti di ginestra), nel mentre le bancarelle vendono gli “nzuddu” (dolci con latte e miele).

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