Cosentia viene citata da Strabone come l’antica metropoli dei Brutii, che si
convertirono presto alla cultura della Magna Grecia.
Nel 331 a.C. fu conquistata da Alessandro il Molosso, re dell’Epiro, che fu
chiamato da Taranto per combattere contro i Lucani, ma fu sconfitto ed ucciso,
forse sepolto a Cosentia.
Nella seconda guerra punica, Cosentia fu più per i Cartaginesi che per i Romani.
Nel 204 a.C. fu conquistata da Roma, conservando l’importanza di centro
economico.
Plinio e Marrone la citano per l’ottima qualità della frutta e del vino.
Nel 40 a.C. resistette all’assedio di Sesto Pompeo.
Nel periodo di Augusto fu intensificato l’arrivo di coloni.
Nel periodo dell’impero fu importante centro di sosta della Via Popilia per le
comunicazioni con Reggio e con la Sicilia.
La leggenda racconta che nel letto del fiume Busento (temporaneamente deviato)
fu sepolto (410 d. C.) Alarico, re dei Visigoti, morto a Cosentia forse di
malaria, insieme ai tesori depredati nel saccheggio di Roma.
Nei sec. VIII-IX fu gastaldato dei Longobardi, dipendente da Salerno.
Alla fine del sec. IX si sottomise nuovamente all’autorità di Bisanzio.
Nel 986 e nel 1009 fu saccheggiata e devastata dai Saraceni.
Nel 1050 e nel 1055 fu conquistata da Roberto il Guiscardo.
Si ribellò a Ruggero che la riconquistò nel 1087.
Ruggero II di Sicilia la elevò a capitale del giustizierato di Val di Crati e
Terra Giordana.
Nel periodo Svevo, Angioino, Aragonese e Spagnolo mantenne il ruolo di
importante centro della Calabria del Nord, con costanza di rapporti con Napoli.
Dal 1442, con Alfonso I d’Aragona, si vide confermare privilegi e diritti.
Nel 1461 subì l’assedio ed il saccheggio da parte dell’aragonese Roberto Orsini,
essendosi alleata con Giovanna d’Angiò.
Il cinquecento fu un secolo in cui fiorì un grande sviluppo culturale con la
fondazione dell’Accademia (ancora oggi esistente) fondata da Aulo Giano Parrasio
(1470-1521), di ciò fa parte l’opera del filosofo Bernardino Telesio
(1509-1588).
Nel periodo degli Aragonesi fu capitale della “Calabria citra Neaethum” e dopo
della “Calabria Citeriore”.
Nel 1799 resistette eroicamente all’assedio del cardinale Ruffo.
L’insurrezione del 1844 portò, il 26 luglio, alla fucilazione, nel Vallone di
Rovito, di Attilio ed Emilio Bandiera e dei loro compagni.
Per la conservazione e sviluppo delle tradizioni culturali ebbe l’appellativo di
“Atene della Calabria”.
Oltre a Parrasio e Telesio, ha dato i natali a Rutilio Benincasa (1555-1626) –
Sartorio Quattromani (1541-1605) – Antonio Serra (sec. XVI-XVII) – Nicola Misasi
(1850-1923) – Francesco Saverio Salfi (1759-1832) – Giuseppe Spiriti
(1757-1799).
La chiesa di San Domenico fu fondata, insieme al Convento, nel 1448, con cupola
barocca, conserva alcune parti dell’originaria costruzione, porta in legno
intagliato, all’interno si conservano pregevoli opere d’arte; nell’antico
convento domenicano fu ospitato Tommaso Campanella, visibile l’antico chiostro
con arcate e pilastri.
La chiesa della Madonna del Carmine, con annesso Convento, presenta i resti di
una precedente chiesa del sec. XVI ed una successiva del 1756, il convento fu
soppresso nel 1809 e la chiesa fortemente danneggiata dal terremoto del 1854.
La chiesa di San Francesco di Paola fu eretta dal 1510 con l’annesso Convento,
sopra una precedente chiesa dedicata a Santa Maria di Loreto e rimodernata nel
1720, la cupola fu eretta dopo il terremoto del 1854, notevoli sono le opere
d’arte conservate all’interno della chiesa.
La chiesetta del SS. Salvatore fu eretta nel 1565, come oratorio della
Confraternita dei Sarti, con portale in pietra del 1707, interno con soffitto in
legno, affreschi sulle pareti, arco trionfale del 1571, statue in legno.
Il Palazzo Arnone ospita la Galleria Nazionale di Cosenza ed è sede della
Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico della
Calabria.
Il Duomo fu eretto nella metà del sec. XII ed in parte rifatto dopo il 1184 per
i danni subiti dal terremoto; fu consacrato nel 1222 con la presenza di Federico
II di Svevia, facciata con tre portali, rosone centrale, campanile della seconda
metà del seicento, abside con affreschi, all’interno si conserva la tomba di
Isabella d’Aragona, moglie di Filippo III l’Ardito, re di Francia, morta a
Cosenza nel 1271, un sarcofago di origine romana del sec. IV d.C. contiene
(forse) i resti mortali di Enrico VII di Hohenstaufen (detto lo Sciancato),
primo figlio di Federico II, morto suicida nel 1242, in una cappella è venerata
la Madonna del Pilerio (protettrice di Cosenza) che preservò dalla peste (1576)
e dal terremoto (1783) la città, pregevoli sono le opere d’arte conservate; il
Duomo è collegato al Palazzo Arcivescovile che custodisce il Tesoro del Duomo,
dove spicca la “Stauroteca”, reliquiario della Santa Croce sul cui recto si
trova il Cristo in Trono (Pantokrator), donato alla Cattedrale di Cosenza il 30
gennaio 1222, da Federico II di Svevia, in occasione della consacrazione.
In piazza Parrasio si trova l’edificio che ospita il Museo delle Rimembranze.
Nell’ex seminario Arcivescovile ha sede la Biblioteca Nazionale.
Sopra le rovine dell’ex Convento di Santa Maria di Costantinopoli è stato eretto
il palazzo che ospita la Prefettura e l’Amministrazione Provinciale, mentre di
fronte si trova il Teatro Comunale.
Al palazzo che ospita la Biblioteca Civica è annessa l’ex chiesa di Santa Chiara
(1578), dove ha sede (provvisoriamente) la raccolta del Museo Civico ed ha la
sede l’Accademia Cosentina, che ospita il Museo Storico di Ferramonti.
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